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29 maggio 2014

PENSIERI SOTTILI

Le pietre sul mio tavolo di studio, raccolte al mare di Riace, dove per secoli, era sommersi i Bronzi, mi portano, con un volo pindarico, verso la Grecia il mio paese d'origine, e vedo le bellezze celestiali di quella terra baciata in fronte da Venere e tanto depressa, oggi, dalla miseria. 
(A. FLOCCARI)

La vita segue il suo corso fluviale, inesorabile; vi sono tempi di calma e tempi torbidi, a cui nulla può mettere riparo. (G. DELEDDA)

La famiglia rimase come l'umile erba tremante all'ombra della quercia fulminata. (G. DELEDDA)

Vale più nella vita una sera passata in montagna, così vicino al cielo, così sopra del mondo, che cento notti e cento giorni di feste cittadine. (G. DELEDDA)

Narrare, intera la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri, così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza. (G. DELEDDA)

Hanno tagliato dei pioppi, altri sono stati curvati senza scrupoli, ho provato tanta mestizia per l'aggressione subita dai miei amici. (A. FLOCCARI)

Da più giorni un caldo opprimente imperversa sulla mia terra. A sera, sono esausto, quasi come un sopravvissuto. Attendo la frescura della notte. (A. FLOCCARI)

Le montagne della mia terra sono sempre più solitarie; eppure, hanno la bellezza incantevole del rimasto intatto per millenni. Si ha paura di percorrerle, abitarle, sostarci. (A. FLOCCARI)

Sento, costantemente, la necessità di stare con quel me stesso autentico, incontrato nella vita negli anni in cui mi affacciavo al mondo. (A. FLOCCARI)

Parlare alla mia gente mi dona la sensazione di apertura dei sentimenti verso un campo ideale. 
(A. FLOCCARI)


GRAZIA DELEDDA

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