Morricone

31 dicembre 2015

C A P O D A N N O

Brindo
a chi
povero
vaga
in questa notte
lacrime
agli occhi
brindo
a chi
ha perso
l'amore
fuggito
con un altro
brindo
a chi
non crede
con Dio
al fianco
brindo
a chi
si chiama
no
con nemmeno
un giorno
senza guerra
brindo 
a chi
non brinda
tanto
la gioia 
latitante
da un mondo
predone.

DIA DE ANO NUEVO

Brindo
a quien
pobre
erra
en esta noche
lacrimas
a los ojos
brindo
a quien
ha perdido
el amor
 huido
con un otro
brindo
a quien
non tene fe
con Dios
al lado
brindo
a quien
se llama
no
con nisiquiera
un dia
sin guerra
brindo
a quien
non brinda
tan la joya
forajida
de un mundo
atracador.

ANTONIO FLOCCARI


                                                

30 dicembre 2015

AMBIGUITA'

Ti chiedo il permesso di dialogare con la parte più profonda di te, quella che il mondo non vede mai. Capodanno: un anno che se ne va. Rimpianti? Per cosa? Nulla puoi fare contro il tempo implacabile: nessuno può fermarlo. Leopardi fondò la sua ispirazione sul tempo che tutto distrugge, anche le cose più belle. Capodanno: ti chiedi perché la vita dura così poco? Sono troppi i fallimenti che hai dovuto ingoiare, sono poche le gioie? L'ambiguità è compagna di queste ore che precedono la fatale mezzanotte, spartiacque del destino umano. Sei triste ma anche contento che ancora vivi, malgrado tutto. Ricordi quando ti è nato il primo figlio? Te lo hanno portato ancora con le acque materne addosso: che attimo bello della vita! Ci sono anche momenti eterni, da sogno, nella vita. Contemplarli è un dono, anche un istante. Ed allora, vivi un altro anno che va con la consapevolezza che appartieni all'umanità che non si piega mai nemmeno davanti agli ostacoli più duri dell'esistenza. Auguri! Auguri ancora!

                              

29 dicembre 2015

ACCETTAZIONE

Vogliamo seguire la convenzione gregoriana? Ebbene, ti dirò che un altro anno della tua vita se ne sta andando. E ti ripeti  come l'anno scorso, come tanti anni fa. Ma perché sei nemico di te stesso? Perché la vita non ti piace? Vorresti avere il potere di andare a ritroso e di incontrare, ancora una volta, gli attimi sublimi dell'amore assaporati. Senza fare il pedagogo, il missionario, ti dirò che l'accettazione di te stesso è l'atto fondamentale degli auguri di fine anno. Brinda a te stesso, chiunque tu sia, qualsiasi possa essere la tua situazione esistenziale, economica, sociale. Lo sai, possedere noi stessi è il più grande patrimonio della vita. Ti possiedi? Oppure sei andato oltre i confini della tua interiorità, del tuo corpo, e ti avverti a pezzi? Brindiamo... a noi stessi, al mondo, ad  ogni religione, ad ogni pensiero umano. Ma, brinda, sopratutto, a te stesso! 


                                     

28 dicembre 2015

O B L I O

Sono venuto a trovarti - mi manda te stesso - per ricordarti di andare a trovare chi hai deposto in oblio, chissà da quanto tempo. Te stesso mi incarica di dirti che vorrebbe rivederti, parlarti; aggiunge che gli manchi, che l'hai lasciato solo e che, in questi giorni di festa, avverte ancora di più la desolazione di non avere qualcuno vicino. Ma perché hai abbandonato te stesso? Almeno, ricordi com'eri? Da quanto non lo vai a trovare? Sei tutto disperso nella vita, a frantumi, sei un mosaico con le componenti separate dalle altre e, comunque, facenti parte di un'individualità. Allora, andrai a trovare te stesso in questa fine anno? Dice che ti aspetta come un figliol prodigo. Ricordati che stare con se stessi, senza l'ombra egoistica, costituisce uno dei più grandi tesori dell'esistenza. Ne hai coscienza?

                                                        

26 dicembre 2015

MESSAGGIO DA SEGOVIA

PONTE LEVATOIO

Non ho perso
ancora
la gioventù
si trova
nel mio cuore
ha per compagni
sentimenti incontaminati
non ancora
torturati dalla vita
volti sorridenti
dei miei cari
a starmi vicini
eterni senza tempo
e se assalti forsennati
assediano il cuore
alzo il ponte levatoio
per difendere la gioventù
età da favola da sogno.

PUENTE LEVADIZO

No he perdido
aùn
la juventud
es
en mi corazòn
tiene de companeros
sentimientos incontaminados
non aùn
torturados de la vida
rostros sonrientes
de mis queridos
a estarme cercanos
eternos sin tiempo
y si asaltos locos
asedian el corazòn
levanterse el puente levadizo
por defender la juventud
edad de fàbula de sueno.



                                         

S E G  O V I A  (Spagna)



24 dicembre 2015

IL BANCHETTO

Stiamo nella tradizione: è tempo dei banchetti di Natale e di Capodanno. E dato che noi siamo di gusti sopraffini - accetta l'ironia - ci rifacciamo ai banchetti del '300, i tempi di Dante, Petrarca, Boccaccio. A Natale e a fine anno così si banchettava, menù che piaceva anche a Guinizelli e Cavalcanti: oche ripiene, conigli in crosta, papero al sugo d'arancia, trote, "pollastrini" all'acqua di rose, quaglie, lepri, capretti e caprioli allo spiedo. Il tutto insaporito con alloro, rosmarino, ginepro. E poi, dolci, "pinoccchiati", zucche condite, frittelle, latte di mandorle, zafferano, polpa di carote, sugo d'erbe cotte. Come si potevano sintonizzare il Dolce Stil Novo, il Canzoniere, le Rime con uno sterminio di poveri animaletti innocenti non me lo sono mai spiegato. Quando non esisteva Natale vi erano i Saturnali a Roma, un baccanale orgiastico con un pentagramma completo di sesso. Prima di salutarti e di darti gli Auguri, voglio dirti che Natale è nato nel Medioevo. A lanciare il presepe furono Paolo e Luca. Cin... Cin! Auguri! Ciao.

                                          

23 dicembre 2015

GUARDARSI IN FACCIA

Pochi hanno l'abitudine di guardare in faccia gli altri. Forse perché si evade da colpe, da responsabilità, da cause di malessere. Hai mai pensato che guardarsi in faccia è un coacervo di problemi. S'invecchia e non è piacevole vedere lo scempio che il tempo fa su di noi. C'è chi si considera brutto, sputo di natura, e quando vede uno specchio si terrorizza. C'è chi si crede Venere o Apollo e porta lo specchio per guardarsi  sempre con sé. il viso è la mappa della nostra vita: mostra ogni esperienza vissuta; mostra le nostre paure, i complessi, le frustrazioni. Addirittura, l'Islam impone alle donne di coprirsi il viso perché veicolo di seduzione e peccato. Da quant'è che non ti guardi in faccia? Perché non lo fai? Lo so che lo sai, ma non me lo vuoi dire. Ciao.


                                           

22 dicembre 2015

S O G N O

Ma come hai fatto, Benedetto Croce, a non accorgerti di Italo Svevo? Zeno, il personaggio protagonista de "La coscienza di Zeno", appunto, sogna. Anche Fernando Pessoa preferiva sognare invece che stare in una vita impossibile. E Tommaso Moro, la sua "Utopia" è tutta imperniata sul sogno. Anch'io sogno che spariscano violenza, delinquenza, miseria, sfruttamento, privilegi, lussi, vizi, ozi, prepotenza, disuguaglianze, avidità. Platone sognava una società giusta nella "Repubblica" e Tommaso Campanella ne' "La città del sole". Se vuoi cominciare a sognare pure tu, condanna i piaceri artificiali, il valore del denaro, i metalli preziosi, i prodotti di lusso, i beni materiali e sogna che Natale non sia più spaccio di merce inutile, consumismo, auguri ambigui ed ipocriti, ed attendi un Natale come l'avrebbe voluto Cristo.

     
                         

                                                           I T A L O    S V E V O

                                                    

21 dicembre 2015

L' E R R O R E

Amo l'errore: mi ha concesso spazi di conoscenza innumerevoli. Nulla insegna più di un errore. Per fortuna, l'uomo ha la capacità di accorgersi di un errore e, di conseguenza, si ravvede, cambia direzione e riprova. Un continuo processo si muove nella realtà a tappe. Una tappa conquistata, la verità, è solamente provvisoria: nulla è definitivo. il processo evolutivo scientifico si serve degli errori in laboratorio, nei calcoli matematici, fisici, astronomici e di qualunque altra scienza. Siamo giunti ai livelli attuali di civiltà grazie agli errori che hanno accompagnato l'uomo nelle sue varie fasi di crescita di civiltà, appunto. Sbagliare, oltre che umano, è anche conquista di umiltà, di relatività, di senso della misura. Karl Popper diceva che una verità attuale domani sarà un errore, attraverso il processo della confutazione e della verifica.

                                                   

19 dicembre 2015

E C O

No 
non fare
domande
no
ti prego
non posso
rispondere
guardami
negli occhi
vedrai
tutto
senza parole
silenzio
eco
della vita.

 E C H O

Non
vous ne faites pas
quéstions
non
s'il vous plait
je ne peux pas 
répondre
regarde moi
dans l'oeil
vous verrez
tous
muet
silence
écho
de la vie.

ANTONIO FLOCCARI

                                  


                                                                P O I T I E R S (Francia)

18 dicembre 2015

F O L L I A

Erasmo da Rotterdam scrisse "Elogio della follia" sostenendo che l'estro, l'uscire dagli schemi usuali, star dietro ai sogni, alla fantasia conduce alle scoperte, all'autentico, all'arte, alla scienza. Così la pensavano Ariosto, Shakespeare, Cervantes, Foucault. Si pensa che quando qualcuno sostiene qualcosa di mai sentito sia abnorme, folle. Non è così. Non vinceremmo un errore se la follia sparisse dalla realtà umana, per cui, la verità, sempre provvisoria - come dice Popper - ha le sue vittime, i suoi martiri. Galileo Galilei, Nicolò Copernico, Giordano Bruno sostennero la verità e furono presi per folli: ma, ormai - è scientifico -, il sole sta fermo e i pianeti gli girano intorno come affermava Copernico, appunto. E' anche vero che il luogo comune non accetta la novità, per cui accusa di follia l'artista, lo scienziato, colui che spiana la via del progresso e delle conoscenze. 

                                                         

                                                                 ERASMO DA ROTTERDAM

17 dicembre 2015

RAPPORTARSI

Giordano Bruno, una pietra miliare nella mia formazione culturale, arso dalla Chiesa nel 1600 a Campo de' fiori, diceva:"La prima lezione che si dà ad uno che vuole imparare ad argomentare è di non cercare et dimandar secondo i propri principi, ma quelli che son concessi da l'avversario". Confrontarsi, rapportarsi, per progredire nelle conoscenze, è necessario. Ma vi sono delle regole che, rapportandosi, bisogna tenere in debito conto: ascoltare attentamente, dare libertà a chiunque si confronti, essere pronti a rinunciare alle proprie idee se sono sbagliate. Così non si ripetono schemi consueti, così ci si sottrae alle autorità dogmatiche, così si fa una continua verifica, così si affina il proprio argomentare, liberandosi da miti, superstizioni, ignoranza, e come diceva Bruno dalla "asineria". Fondamentalmente, si rinnova la visione del mondo.

                                               

                                                                 GIORDANO BRUNO

16 dicembre 2015

DA LONTANO

Orazio, "carpe diem" dici, afferra l'attimo, suggerisci all'umanità; ma come faccio, oggi, a seguire il tuo consiglio... è auspicabile, invece, guardare la vita da lontano, altrimenti si cade in un abisso terrificante. Non ci credi? Allora, chiamiamo la vita e vediamo cosa ci propina: guerre senza fine, il mercato monarca assoluto, un futuro perturbato, la pensione che si allontana sempre più, i sentimenti che cedono all'odio, alla vanità, all'egocentrismo. E la vita che dovrebbe essere una nostra alleata fedele, per colpa degli uomini si è tramutata in un inferno in cui nemmeno Virgilio potrebbe mostrare la giusta direzione come fece con Dante. "La vita è un paradiso di bugie", diceva una canzone del Festival di Sanremo, e meno male! per la ragione che se abbinassimo la verità alla vita stessa apparirebbe nei nostri occhi una delle scene più terrificanti alla Dario Argento nel cinema dell'horror. Guarda la vita, ma da lontano...


15 dicembre 2015

NE VALE LA PENA?

Scrolliamoci di dosso il luogo comune che per essere normali, socievoli, dabbene, dobbiamo parlare, comunque. Non è così. Anzi, si può parlare a vanvera, dire sciocchezze, chiacchiere, luoghi comuni. Invece, la parola è un tesoro, si deve sapere spendere con parsimonia, saggezza, appropriatamente. Allora, dobbiamo chiederci:"Vale la pena parlare?". E' raro che ci sia qualcosa da dire poiché è stato detto tutto: non siamo altro che eco, registratori dimenticati accesi. I grandi intellettuali hanno parlato sempre poco: Einstein, Erasmo da Rotterdam, Marsilio Ficino, Ariosto, Quasimodo. La chiacchiera era odiata da Heidegger, da Sartre, da Foucault. Parliamo quando ne vale la pena, altrimenti il silenzio è d'oro e sprigiona saggezza.

14 dicembre 2015

RIFLESSIONI

Mi piace, di notte, guardare dal balcone  le case silenziose nel momento del riposo umano nel sonno profondo. Rifletto: in ognuna di quelle case c'è tutto un mondo, vite che variano una dall'altra. Sembra strano ma una casa accanto all'altra, una sopra l'altra mostrano un palcoscenico dove ogni essere umano che vi abita espone nella propria interiorità la propria realtà. Questa non è una, ma tante quanti sono gli esseri umani. Là dorme un innamorato, sogna la sua bella, magari l'abbraccia, si sveglia e rimpiange il sonno perduto, là sta dormendo un fallito, ha perso tutto nella vita, anche la moglie lo ha lasciato, e vive senza un perché. Là abita un vecchio che sogna gli anni più belli, ricorda il primo amore, il primo bacio. Un po' più in là dorme, se dorme, un malato. I vicini di casa si lamentano perché la notte urla come un ossesso, fregandosene delle sue sofferenze: pensano solo a se stessi. Ogni casa nasconde speranze, delusioni, amplessi amorosi, fretta che arrivi il giorno: tutta una gamma della realtà umana.



12 dicembre 2015

OMAGGIO DA RENNES

R I C O R D I

Ricordi
come eravamo
semplicità
ingenuità
speranze
nel domani
attesa
dell'amore
con la porta
del cuore
socchiusa
ricordi
sembra ieri
con la vita
passa
e va via
tutto.

RAPPELEZ-VOUS

Rappelez-vous
comme nous étions
simplicité
ingénuité
espérances
dans le demain
attente
de l'amour
avec la porte
du coeur
entrouvert
rappelez-vous
il semble comme hier
avec la vie
tout passe
et disparait.

ANTONIO FLOCCARI




R E N N E S  (Francia)

11 dicembre 2015

COS'E' LA VITA?

Nessuno potrà mai dirti cosa sia la vita. E' un mistero. Fin dall'antichità, i maggiori pensatori hanno sostenuto che l'esistenza costituisce un'esperienza impareggiabile: vivere è un'avventura, un percorso, anche se tortuoso, che dona meraviglie, incanti, bellezze inaudite. Ed anche se la vita è difficile, con problemi che si susseguono uno dopo l'altro, alle fondamenta della saggezza umana vi è l'amore per essa. Ricordati che, quando sarà finita, daresti tutti i tesori del mondo per ancora un attimo di vita. E' vero anche che bisogna saper vivere, non sciupando irrazionalmente la nostra testimonianza nella storia umana. Chiediamo ad Aristotele come si debba vivere, ci risponde:" Si vive con il giusto mezzo sempre presente". Lo chiediamo ad Agostino, la sua risposta:" Vivi la tua interiorità, là c'è Dio". Chiediamolo a Buddha, il quale si esprime così:" Vivi con semplicità, frugalità, senza essere schiavo di bisogni superflui, immedesimati negli altri". E Cristo afferma:" Amore, amore, sempre amore".


10 dicembre 2015

A T T E S A

Ho voluto abitare  al quarto piano per avere, sempre, un pezzo di mondo negli occhi. Mi piace, quando sta per giungere la sera, attendere le prime penombre, mi danno un senso di sollievo, di quiete. Poi, arriveranno, loro, le belle del firmamento: le stelle. Ce n'è una  a cui sono particolarmente legato, è la mia stella, da una vita. attendo la notte perché, finalmente, potrò sognare, togliere dalla mia mente le sciagure di questo tempo storico che semina angosce nell'umanità. Lo sai che la notte canta nenie materne, basta saperla ascoltare, tra veglia e sonno. Se mi sveglio mi sovvengono angosce: il tempo che galoppa mi opprime, gli enigmi dell'esistenza mi fanno autopercepire come un malato permanente. Non so perché, nella veglia notturna, mi ritorna il mio viso nello scorrere del tempo: come si è trasformato! Quasi, non lo riconosco nemmeno io. Poi, penso: quando andrò chissà dove rimarrà questo mio viso come ricordo? Per quanto tempo? O svanirà nel nulla?


9 dicembre 2015

NON BASTA

Ti voglio dire perché scrivo romanzi, saggi storici, perché compongo poesie. E' semplice: perché la vita non basta. Avrei voluto che l'innocenza della mia età più bella durasse tutta la vita; avrei voluto incontrare per le vie del'esistenza un mondo migliore, senza guerre, senza odio; avrei voluto che la vita umana non durasse così poco. Invece, quando chi ti vuole bene se ne va ti lascia una piaga insanabile nel cuore, purtroppo. Avrei voluto, ancora, che chi ha detto di amarmi non mi salutasse con un fazzoletto in mano lasciando nella mia anima il rimpianto della perdita. avrei voluto che gli occhi esprimenti amore, che le voci piene d'affetto, la mano che stringe la tua fossero eterni. Ma non è così. Perciò scrivo: è una confessione a chi mi legge, a chi mi segue. sono sicuro che sono seguito perché come t'immedesimi tu in me, così avviene agli altri, al di là dell'età e del livello culturale. In fondo, siamo tutti esseri umani...



(foto Mara D'Agostino)

8 dicembre 2015

DISFACIMENTO

La memoria mi riporta al presepe addobbato con le arance dei miei campi, alla zampogna suonata da compare Rocco, personaggio da favola, e mi trasmette un'elegia dolce insieme ad un rimpianto irreversibile. Ed ora: stragi, bombardamenti, razzismo, terrore, luoghi classici blindati, che contraddizione! E chi me la ridarà mai la dolcezza del Natale innocente, origine di spiritualità genuina fin dall'età più bella! Sono rimasti i panettoni, i torroni, i pranzi luculliani, la corsa ai supermercati, gli auguri quasi sempre falsi ed ipocriti. Ditemi... c'è qualche posto sul Pianeta dove ancora posso ancora rivivere il Natale come quando mia madre mi comprava le noccioline americane e i fichi secchi, i bomboloni, e mi faceva le zeppole che portavano un sapore materno riempiendo la casa di un profumo antico che si collegava ai miei nonni? Sono riusciti a distruggere le cose più belle. Ma sì, continuiamo a festeggiare il Natale, sognando una Betlemme, una Gerusalemme libere e senza guerra, sognando un cenone con arabi, cattolici, buddisti, ebrei, bianchi, neri a darsi gli auguri osannati perché nati dalla pace.


7 dicembre 2015

LA PAROLA


Una conquista massima della civiltà umana è la parola: è il veicolo del pensiero, dell'interpretazione, delle applicazioni dei ragionamenti; varia, nell'uso, in modo personale. Chi pensa che parlando venga capito come crede, quasi sempre si sbaglia. Quello che una parola è per te non è per me, quello che una parola è per noi non lo è per loro. L'interpretazione di un parola dipende dalla tradizione culturale, dalle esperienze sociali, politiche, religiose, psicologiche, dall'emotività. Ecco un esempio: la parola "amore" è mistica in campo religioso, è comunicazione sublimata tra due che si amano, è scandalo in ambienti frustrati e complessati, è divinizzata in Letteratura da Guinizzelli, da Cavalcanti, dallo stesso Dante per Beatrice, è perversa nei caratteri deviati. La parola conquista, può rendere nemici, forma la base di una fede religiosa. 




5 dicembre 2015

MESSAGGIO DA BETHLEHEM

LA FAMIGLIA DI JOE

Se penso
alla tua 
famiglia
Joe
mi vengono
in mente
i prati
verdi
fioriti
della primavera
sorrisi
sereni
come il cielo
azzurro
brezze
con il profumo 
del mare.

JOE'S FAMILY

If I think
to your 
family
Joe
I remind
fields
full of
flowers
in the spring
joy
smiles
with the
sunny sky
breezes
with the smell
of sea.

ANTONIO FLOCCARI


BETHLEHEM (Pennsylvania - USA)

4 dicembre 2015

L'UOMO DEI CALENDARI

Dietro ogni comportamento umano ci sono significati reconditi. Ecco l'uomo dei calendari: ogni anno, a dicembre, comincia a raccogliere più calendari che può. Quindi, con l'inizio del nuovo anno, li espone in qualche luogo della sua casa. Sono tanti. Alla fine di ogni mese, cambia il foglio scaduto con quello del mese appena nato. Perché? Sappi che anche Euripide, Sofocle, Leopardi, Montale avevano questo rito da consumare: la ragione sta nella lotta patetica ed utopistica contro il tempo che non esita e non ha il rimorso di distruggere tutto, senza pietà. Se vuoi, è una lotta contro i mulini a vento donchisciottesca. Una sorta di rimedio illusorio, compensazione immaginaria. Ma anche questo fa bene.




3 dicembre 2015

S E P A R A Z I O N E

L'uomo è solo nel cosmo, nell'esistenza. Sei d'accordo che abbiamo perso il prezioso contatto  con la natura, siamo separati? Non siamo più inseriti, quasi fossimo una sola identità nella natura. pensa che per tempi che occupano la storia l'uomo identificava il tuono con la voce degli dei, con Giove, il fulmine era la tremenda punizione, i fiumi, i torrenti erano la residenza degli spiriti, gli alberi rappresentavano i principi vitali, il serpente l'incarnazione della saggezza. Non è più così. secondo Carl Gustav Jung abbiamo perso i simboli che ci collegavano con la natura. Possiamo dire tranquillamente che ormai nulle è naturale, ma artefatto, costruito. tra le metropoli e la natura c'è un baratro: è patetico pensare che un piccolo parco possa sopperire al mancato contatto con la natura stessa. Si salvano i piccoli paesi, i villaggi, ma ancora per poco. Il cemento avanza, mostruosamente.


2 dicembre 2015

E R O S

Finiamola, una per volta per tutte, di considerare l'eros un tabù! Anche Sigmund Freud la pensava come me:"Si comincia per cedere sulle parole e si finisce di cedere sulle cose". Vedi, Michelangelo dipinge, nella Cappella Sistina, il Giudizio Universale ed è posseduto dall'eros in ogni suo globulo. Vedi: Leopardi scrive L'infinito sul colle Tabor, a Recanati, ed anche lui è posseduto dall'eros. Siamo d'accordo o no non è solamente il sesso, ma è pulsione di vita contro la pulsione di morte. A voler ragionare ed approfondire, quando il sesso, dunque l'eros, viene simboleggiato dal serpente, dal peccato, non si fa altro che annientare la pulsione di vita e si ammanta tutto sotto la lugubre penombra della morte. Diceva bene Marcuse quando affermava che l'eros è liberazione, rivoluzione contro stilemi ossessivi e oscurantistici. Non ci può essere arte, ricerca, eroico furore, come diceva Giordano Bruno, senza una carica erotica che dia senso alla vita, spinta, forza, amore.


MICHELANGELO - Giudizio Universale

1 dicembre 2015

M I S O N E I S M O

Non vorrei che anche tu fossi un misoneista. Hai paura del nuovo? Ti spaventa lo sconosciuto? Qualche volta ti  senti di vetro, hai temuto di frantumarti, per via di emozioni violente? E come stai con l'autocontrollo? Perdi le staffe facilmente? Hai bisogno della continuità della vita così  come l'hai vissuta? Se avverti uno o più di questi fenomeni psichici, comportamentali, allora sei vulnerabile e suscettibile di sgretolamento. La causa? Intanto, sappi che nel nostro tempo il misoneismo si è ingigantito ed occupa una moltitudine di esseri umani. Dunque, la causa, in termini ampi, è la nevrosi. Più sottilmente si tratta di spinte psichiche che non riescono a trovare qualcosa che le faccia placare e, perciò, rimangono nell'interiorità, nel subconscio, pronte a scattare innanzi all'esperienza nuova, sconosciuta. Per soggetti patologici o nevrotici, il nuovo è un tunnel che crea terrore facendo perdere le redini di se stessi.


30 novembre 2015

A SPIRALE

Finiamola di dire "è logico", "giusto", "sempre sicuro", "è ragionevole": non è affatto così. Il sillogismo aristotelico è tramontato da un pezzo, la ragione si è rivelata una dittatura imposta dagli egemoni con i loro valori, gli opportunismi, i pregiudizi atti a sfruttare e colonizzare la gente. L'antesignano fu Aristotele. Arriva Carl Gustav Jung e sostiene che il ragionare è un girare intorno all'argomento, la ripetizione. Il presentare l'oggetto a varie riprese, ogni volta in maniera diversa. Un'analogia? Eccola: un uccello che gira intorno a un albero e ad ogni giro conquista verità più grandi. Si tratta di un itinerario che ha per fine la persuasione, sempre provvisoria, sempre da ingrandire. Un procedere ammantato di umiltà e non con la presunzione, tipicamente umana, di Aristotele e del razionalismo di tutti i tempi. per secoli, l'uomo non ha voluto mettere in pratica le espressioni formidabili: "forse", "può darsi", "mi pare che", "supponiamo".



28 novembre 2015

MESSAGGIO DA ALLENTOWN

F I D U C I A

Joe

ti affido 
mi figlio
Federico
una fiducia 
immensa
mi lega 
a te
si chiama
come tua madre
con mio figlio
continua
accanto a te
per sempre.

 F I D U C I A


Joe

Federico
will be
in your hands
I trust you
so much
he is called
like your mother
she continue
close to you
thanks
to my son
forever.

ANTONIO FLOCCARI




ALLENTOWN (Pennsylvania - USA)


27 novembre 2015

MONUMENTALIZZARE

Vieni, faremo un percorso ne' "I Malavoglia" di Giovanni Verga, nel "Il Piacere" di Gabriele D'Annunzio, in "Canne al vento" di Grazia Deledda, in "L'età breve di Corrado Alvaro, in "Conversazioni in Sicilia" di Elio Vittorini per vedere che il realismo, che tanto piaceva a Carlo Salinari, non esiste. la narrativa italiana ha il vezzo di monumentalizzare, di rendere i personaggi mitici, sublimati, ingigantiti dal transfert dell'artista sul protagonista narrato. Una sorta di realismo magico che non piaceva affatto a Mario La Cava perché - mi diceva - "non si vede la realtà". La motivazione della monumentalizzazione artistica bisogna ricercarla nell'insopprimibile bisogno di non starsene da parte. Per cui, il Verismo di Verga ed il Naturalismo di Zola, teoricamente affacciati, poi, decadono a promesse non mantenute.


GIOVANNI VERGA

24 novembre 2015

C E L E B R I T A'

Nessuno ha il potere di cambiare la natura umana, diceva Fernando Pessoa. Voler essere celebre a tutti i costi, mettersi in evidenza, salire su un piedistallo, l'essere ammirato sono tutti fenomeni di vanità, di cui bisognerebbe un falò. Con la celebrità, grande o piccola che sia, le pareti di casa diventano di vetro: tutti vogliono sapere cosa faccia la persona famosa, chi frequenta, se esce, se non esce e così via... Si perde la dimensione del proprio essere, si vorrebbe ritornare ad essere una persona normale, ma non è possibile:" Bisogna essere molto grossolani per potersi tranquillamente permettere di essere celebri ", pensava sempre Pessoa. Non tutti sanno che ci si stanca di vedersi in televisione, di essere seguito da tanti, di non poter tornare nell'oscurità. La celebrità è una debolezza: si finisce nelle chiacchiere dei perditempo. E c'è anche il rischio di perdere la dimensione autentica di se stessi. Perché molte celebrità si suicidano? E perché quasi tutte le persone semplici vivono fino all'ultimo atto la propria esistenza?


23 novembre 2015

R I N A S C I T A

Ti ricordi quando sei nato? Gli anni che seguirono... Una favola! Poi, la vita ti ha fatto fare un viaggio, rapinando, gradualmente, le parti migliori di te. Allora, deciditi! Rinasci! Deciditi di essere te stesso, evadendo dalle gabbie false della vita che non ti fanno il possesso di te. Come fare? Scegli di essere quello che sei. E' semplice. Conquisterai la sicura padronanza di te. Ti libererai dalla schiavitù e dall'ossessione dei  fantasmi che ti tengono avvinto: il successo, la fama, la vanità, la ricchezza, il parere degli altri, il credere che la vita sia chissà che cosa e non è altro che l'immensa fortuna di esistere. Allora, dirai:"Sono rinato! Sono veramente io!". Dirai addio, per sempre, all'alienazione ed al vuoto che ha occupato il tuo intero essere. Ritorna all'autenticità, lo volevano Sartre ed Heidegger.



21 novembre 2015

OMAGGIO DA OVERTON

J O E

Un viso
una distesa
di sereno
la voce
sintonizzata
con il cuore
la mano
tesa
per umanità
un uomo
cittadino
del mondo
madre
orgoglio
dei Floccari.

J O E

A face
a plain
of sunny skies
the voice
in armony
with heart
the hand
outstretched hand
for humanity
a man 
world citizen
mother,
proudness of Floccari's.

ANTONIO FLOCCARI


O V E R T O N (Pennsylvania - Stati Uniti d'America)




20 novembre 2015

IL MITO

Ma come faccio a vivere senza il mito? E così anche voi, tutti. Non si tratta del mito di Platone quando affermava che si ricorre al mito allorché non si comprende, allorché ci si trova davanti a un muro invalicabile. Un mito che sia un'utopia, un orizzonte, una nuova alba di una giornata tutta da vivere, felicemente. Il mito è scomparso, non c'è più nella vita di ognuno di noi. Crediamo a nulla, vivendo alla giornata. Teniamo in catene il pensiero, altrimenti chissà dove ci potrebbe portare in questo mondo barbaro, di eccidi di massa, del mandante oscuro, tutto da scoprire. Ma chi è? Tu lo sai? Ma perché le civiltà non possono vivere in pace? Ecco il mio mito: la pace. Un altro mito? L'amore. Ed ancora: bianchi, neri, gialli, cristiani, maomettani, tutti a tenerci per mano. Ecco perché sogno la rinascita del mito. E l'aspetto, sempre. Non posso vivere senza questa speranza. E tu?


19 novembre 2015

S P A E S A M E N T O

Siamo nel postmoderno, in pieno spaesamento. E' una liberazione, un progresso, emancipazione: è finito il tempo di una razionalità centrale che controllava tutto, che ti faceva dipendere, ponendoti in uno stato subalterno, veniva imposto un modello. Fino all'epoca moderna è stato così: tutto proveniva dall'antica Grecia, da Platone, da Aristotele; ora è l'epoca del postmoderno, appunto. Le differenze si sono liberate, il locale non è più giudicato periferico, provinciale o paesano, diviene, invece, il centro della vita. Anche i dialetti emergono, non più linguaggi degli incolti, dei sottosviluppati, ma viva e realistica comunicazione. Con il postmoderno - presentato in Italia da Gianni Vattimo - hanno diritto di essere nella vita le minoranze etniche, quelle religiose, le culturali, le estetiche, gli omosessuali: siamo, come detto, nell'epoca dello spaesamento. Un altro luogo comune è da superare: i mass-media non distruggono, anzi creano una nuova civiltà, quella delle catene che cadono dopo una servitù millenaria. 


18 novembre 2015

LA DIVERSITA'

Accettare la diversità è una conquista civile e democratica. Si ha diritto alla diversità. Non è ammissibile l'imposizione a chicchessia di dogmi che glorificano una razza, una cultura, una religione, un punto di vista. Nella sostanza, emerge che siamo tutti uguali al di là delle latitudini in cui abitiamo. Succede, invece, che i bianchi si sentano superiori a tutti gli altri uomini di colore di pelle diverso; succede che una religione si elevi sul piedistallo della superiorità ingiustificata ed offensiva nei confronti di Dio; succede che una civiltà si senta autorizzata a sottometterne un'altra, sostanzialmente per motivi economici. A causa delle gravi distorsioni storiche e mentali, civiltà intere sono state cancellate, non ci sono più: gli Incas, gli Atzechi, i Maya, rimane qualche Pellerossa. Hitler fece sei milioni di vittime nei campi di concentramento nazisti. Eppure, queste nefaste lezioni pare che servano a ben poco. Ancora oggi c'è chi odia i diversi. Per diversità s'intende anche quella sessuale: l'omofobia dilaga. Vogliamo o no capire che gli omosessuali sono persone come noi, né più né meno. hanno il diritto ad amarsi, ad avere una famiglia e a educare la prole: nessuno ha il diritto di ritenere di essere depositario della verità. Cristo stesso non l'ha mai detto. 


17 novembre 2015

IL POSSESSO

Giovanni Verga, il maestro del Verismo italiano, scriveva la fine fallimentare di Mastro don Gesualdo, nella vita tutto preso dal possesso. Così è. Un esito inesorabile aspetta, al capolinea, colui che è vissuto nella tensione spasmodica di avere sempre di più, con sentimenti di paura, di ansia, di disperazione. Ecco perché - massima storica proveniente fin dai tempi antichi - occorre liberarsi dalle pastoie del possesso e vivere l'incanto della leggerezza dell'essere. Su questa concezione di tutti i tempi si sono soffermati Gabriel Marcel ed Erich Fromm. La domanda che dobbiamo porci è se, nell'esistenza, valga più essere che avere, domanda che il maestro della Scuola di Francoforte, Fromm, appunto, risolveva nella superiorità dell'essere. Nel nostro tempo, la crisi storico-sociale e filosofico-culturale, non essendoci più valori fari della vita, ha posto sull'altare il possesso. Per averlo, machiavellicamente, si mette in campo ogni mezzo, anche il più disonesto e barbarico. Dietro lo scenario apparente, nella storia di ogni tempo, per il possesso, non si esita a scatenare distruzione, anche di massa.


MASTRO DON GESUALDO

16 novembre 2015

L'ARTE DI FRANCO CAMILLO'



Diceva Tiepolo, il grande pittore del '700:"La mente del Pittore deve sempre tendere al sublime, alla perfezione", così dipinge Franco Camillò, con capacità straordinarie. Vi è una simbiosi tra la natura e la tavolozza di Camillò. L'origine è il cuore dell'Artista che sprigiona emozioni con sentimenti universali. Franco Camillò ha capacità esecutiva con tecnica personale ed irripetibile: cattura la luce e le bellezze della natura: è pittore mediterraneo, solare, nella traiettoria estetica del maestro Pesa, di Antonio Cannata, Gaetano Jerace, di Morelli, di Van Pitoo. L'evoluzione estetica di Camillò è pervenuta già a livelli elevati per la prospettiva, i piani, i toni, i volumi, il movimento che dà anima e vita alle sue opere.

14 novembre 2015

OMAGGIO DA METZ

R I C E R C A

Dove
si trova
il sorriso
l'ho perso
nei labirinti
della vita
mi hanno detto
di cercare
in un paese
si chiama
amore.

R E C H E R C H E

Ou
se trouve
le sourire
je l'ai perdu
dans les labyrinthes
de la vie
on me dit
de rechercher
dans un pays
qui s'appelle
amour.

ANTONIO FLOCCARI



M E T Z (Francia)

13 novembre 2015

IL DEPRESSO

Seguiamo un soggetto depresso per pochi giorni. Sono sufficienti a darci chiaro di lui. Oggi è allegro, euforico. Dura poco, repentinamente cambia umore divenendo melanconico, silenzioso. Si sente grande, è un megalomane, accentra la libido su di sé. alterna giorni in cui parla moltissimo a giorni di silenzio assoluto. Capita che sia distratto, aggressivo o agitato. sessualmente, gli piace la trasgressione: è disinibito, può avvertire debolezza con le energie ridotte, con il sesso spento. Dorme poco, si sveglia e si risveglia. è tormentato da angosce; l'appetito è latitante, si tratta di anoressia depressiva con agitazione psicomotoria, pensieri catastrofici come terremoti, tempeste, uccisioni mostruose, cronaca nera, svalutazione di sé, senso di colpa.Pensa che il futuro sia oscuro, senza alcuna speranza. Accompagna il cibo con pensieri luttuosi e tragici. Ti ho parlato del soggetto maniaco-depressivo.



12 novembre 2015

STRUTTURALISMO

Sei ancora convinto che sei libero? Che puoi scegliere? Non è così. E' vero Lacan? E' vero Foucault? E' vero Levì-Strauss? In realtà, lo sostengono la psicoanalisi attuale e la filosofia coeva, tutti siamo immersi in strutture varie che determinano il comportamento e l'esperienza. Per cui, finiamola di sentirci chissà chi: come le foglie di un albero sono mosse dal vento, così noi siamo mossi dalle strutture che la vita, il tempo in cui viviamo ci mette intorno. Non sono più possibili lo storicismo, l'umanesimo, l'esistenzialismo, il primato della storia, della soggettività della coscienza. E' vero Derrida? E' vero Deleuze? La nostra vita è un campo di ricerca come qualunque altro fenomeno della natura. Su queste traiettorie Levì-Strauss approfondì l'incesto e le strutture parentali che svolgono un ruolo determinante nella vita di ognuno di noi; Jacques Lacan aggiunse la psicoanalisi strutturale, Althusser sostenne il ritorno a Marx senza Hegel. E se vuoi criticare un testo letterario o filosofico, di qualunque genere, sappi che la cultura moderna ha superato i vecchi schemi d'azione sostituendoli con la metodologia strutturalista.



CLAUDE LEVI-STRAUSS

11 novembre 2015

SINDROME DI STENDHAL

Napoli, Museo di Capodimonte, la Crocifissione di Masaccio: quasi ogni giorno, stavo davanti a quell'opera impareggiabile, come soggiogato, innamorato, avvinto. Doveva stimolarmi il custode per andarmene. Masaccio, con la sua arte rivoluzionaria, sovvertitrice degli stilemi estetici, mi aveva catturato provocandomi  fenomeni psicosomatici che culminavano nelle vertigini. La straordinaria bellezza della sua opera mi aveva assorbito perdutamente. Ho voluto approfondire che mi è capitato: era la sindrome di Stendhal. Come messo in evidenza dagli studiosi, facendo un'analisi su me stesso, riscontravo risultati raggiunti dalla scienza nel merito: estasi, panico, euforia, desiderio maniacale di ritornare a Capodimonte. Era una psicosi. Poi - ha fatto bene la studiosa Graziella Magherini a precisarlo - stranamente, mi ritornava in mente mia madre con me bambino tra le sue braccia e sprofondavo nel calore del suo seno, unico al mondo. Masaccio mi donava, ancora una volta, le bellezze della vita, anche se con disturbi del sistema nervoso. 


MASACCIO - Crocifissione (Napoli- Museo di Capodimonte)

10 novembre 2015

GIOVANNA D'ARCO

La Pulzella d'Orleans - è il 30 maggio 1431 - viene messa al rogo: una fine atroce. L'immagine di questo avvenimento rimane impressa nell'immaginario collettivo con Ingrid Bergman che interpretò Giovanna d'Arco in un famoso film. Soffermarmi su un personaggio storico-patriottico-mistico, sull'eroismo francese, sulla resistenza contro l'invasione inglese nella guerra dei Cento anni, mi attrae. Una leggenda, quella di Giovanna d'Arco; un ideale impersonificato tra il terreno ed il divino. A rogo compiuto, rimasero i resti: polvere, frammenti di tessuto calcinati d'ossa, ossa di gatto. Saprete che, insieme ai condannati, venivano arsi vivi anche dei gatti poiché si credeva. così, di scacciare gli spiriti maligni. La Pulzella d'Orleans è stata santificata nel 1920, le su reliquie sono conservate a Chinon, Non esistono certezze sull'autenticità delle stesse reliquie; addirittura altre si dice che furono trovate nel 1867 nella soffitta di un farmacista parigino. Di certo rimane il fatto storico di una figura umana che sacrificò la propria vita per un ideale coniugato con la spiritualità, oggi, non più ripetibile. 


Ingrid Bergman interpreta Giovanna d'Arco

9 novembre 2015

GIUSEPPE BERTO

Ancora una volta. sono venuto a trovare il luogo, a Capo Vaticano, dove avevi voluto rifugiarti, tra l'incanto del mare ed il selvaggio della terra. Anche tu, con "Il brigante", storia di sollevazioni contadine e di occupazioni di terre, hai voluto rendere il contadino meridionale protagonista, come sto facendo io, ora, con un saggio su Rocco Pizzarelli, guida e capo ideale di quella storia. Ci è consono Ignazio Silone con "Fontamara". "Il male oscuro", "La cosa buffa", "La gloria", "Anonimo veneziano", "La passione secondo noi stessi" sono tue opere mettono n evidenza il tuo amore per la libertà, per l'onestà intellettuale, contro il potere, il mistero del male nella vita. Dicevi:"In tanti si sono affannati ad uccidere Dio, ma pochi sentono il vuoto spaventoso che la morte di Dio ha lasciato in me: io ho vissuto nel dramma di questo vuoto". E sulle tue tracce, ho parlato con il pescatore che ti portava in barca:"Era silenzioso e pensieroso", mi diceva. Ho scritto "Calabresità" con in sottofondo Anonimo veneziano, musica di Stelvio Cipriani, colonna sonora del film omonimo. Sei nato in Veneto, sei morto a Roma, volevi vivere in Calabria.



GIUSEPPE BERTO

7 novembre 2015

MESSAGGIO DA HARRISBURG

V A C A L E

Guardo la tua acqua
andare verso il mare
scorrere di vita
nei secoli della storia
della mia gente
ogni tua pietra 
parla del peregrinare greco
di poveri panni stesi
su siepi arse dal sole
di bagni gelidi con bimbi
a tenersi per mano
nell'età senza guerre.

V A C A L E
I look at your water
going to the sea
streaming of life
in the centuries of history
of my people
each your stone
talks about greek wander
of poor hanged clothes
on hedges sunburnt by the sun
of cold baths with babies 
holding themselves by hands
in the ages without wars.

ANTONIO FLOCCARI



HARRISBURG - Capitale della Pennsylvania (USA)




6 novembre 2015

GIORDANO BRUNO

Il filosofo domenicano, di Nola, fu perseguitato anche da morto. Nel 1889, Papa Leone XIII lanciò un'arringa rabbiosa contro il monumento inaugurato a Roma in Campo de' Fiori, sostenendo che un eretico della fatta di Bruno non poteva avere una statua che lo rappresentasse nei pressi del Vaticano e aggiungendo che l'opera scultorea di Ettore Ferrari rappresentasse un'offesa alla fede, un oltraggio ignominioso alla santità della sede cristiana; dichiarava, inoltre, riprovazione e sdegno per il "sacrilego fatto". Lo scultore Ferrari, culturalmente ed umanamente, apparteneva al filone laico e naturalistico dello stesso Bruno. Eppure quest'ultimo presentò nel suo pensiero delle verità oggi riconosciute dalla scienza internazionale: concezione eliocentrica copernicana dell'universo; libertà spirituale dell'uomo, capacità indipendente della conoscenza. Fu condannato dall'Inquisizione al rogo nel 1600, nell'identico posto dove oggi sorge il monumento. Anche se in enorme ritardo, la Chiesa ha riconosciuto, finalmente, il suo mastodontico errore. Tempo fa, quando sono stato premiato a Campo de' Fiori per la mia narrativa, mi sono soffermato nei pressi del  monumento del Ferrari, collegandomi idealmente con Giordano Bruno, amico e fratello nel cammino della conoscenza.



Roma - Campo de' Fiori: Monumento a Giordano Bruno

5 novembre 2015

UN AFFARE

Il "Valentino", figlio di Papa Alessandro VI Borgia, modello per la politica desiderata da Machiavelli nel "Principe", meteora politica del suo tempo, terrore degli avversari, ancora oggi, costituisce un affare economico con la sua tomba, in Spagna. Fu seppellito a Viana in Navarra, il 12 marzo 1507. Il vescovo di Calhaorra sostenne che un peccatore atroce come lui non poteva essere presente, nemmeno da morto, in un luogo sacro, per cui ordinò la distruzione della tomba. Fino al 1945 fu deposto in un luogo appartato. Nel 2007 le spoglie vengono trasferite in una nuova sepoltura. Da allora innumerevoli turisti ne visitano la tomba. Ciò costituisce un incremento notevole per l'economia del luogo. Tramandati dalla storia come intransigenti e decisi dominatori del loro tempo, Cesare Borgia e sua sorella Lucrezia, alleata nell'avere la meglio sui nemici con ogni mezzo, rappresentano, ancora, un interesse notevole anche se, in seguito alla morte del padre, Papa Alessandro VI, andarono in rovina.


C E S A R E   B O R G I A

4 novembre 2015

S O C I E T A'

La società, ormai, è un eufemismo. In realtà è un consorzio nevrotico, un dormitorio caotico in rioni-lager, movimento quotidiano assillante e affannoso. per cui, nella società attuale ognuno è costretto a rinunciare alla propria autentica personalità per far propri gesti di largo uso, frasi fatte, parole di convenienza. Secondo Michel Foucault, l'uomo del nostro tempo ha il corpo frantumato, una sessualità falsa, la serenità e l'armonia della vita latitanti, l'amicizia avvertita utilitaristicamente, l'amore come contratto commerciale. I paesi di provincia, per ora, si salvano parzialmente. con i loro ritmi lenti, sereni e pacati; ma pullulano incontri monotoni, dialoghi tediosi. Si sta più a contatto con la natura e l'umanità non si sente, come nelle grandi metropoli, cadavere di se stessa, come direbbe Joseph Roth.



3 novembre 2015

C E L L U L A R E

Fu un'attrice americana, Hedy Lamarr, insieme a George Antheil a ideare la struttura di base del nostro cellulare, oggetto totemico del nostro tempo: era il 1942. Si trattava di un sistema di criptaggio per la comunicazione, messo in attività dalla Marina Americana nel 1960 come base di 1200 apparecchiature elettroniche per i telefoni mobili. In origine si pensò di utilizzare la scoperta per creare una protezione per i siluri radiocomandati americani con un segreto di comunicazione  che poteva essere utilizzato dai sottomarini. Come struttura vi era un codice che permetteva una variazione simultanea di ricevitore e trasmettitore sincronizzati. Tale sincronia veniva realizzata con due rulli di carta perforata che venivano messi ai due capi del collegamento radio. E' i prototipo del cellulare così diffuso oggi, con lo "spread spectrum" e il "frequency hopping". Negli anni Sessanta, con l'avvento dei transistors, si poté accedere ad una forte evoluzione del sistema con uno standard di comunicazione CDMA che sta per Code Division Multiple Access. Hedy Lamarr è morta nel gennaio 2000, all'età di ottanta anni.



 H E D Y    L A M A R R

2 novembre 2015

ISTINTO DI PIACERE

Per natura, geneticamente, si avverte l'istinto di piacere. Il veicolo immediato è il corpo, che deve attrarre per sedurre, per cui Michel Foucault sostenne che l'affermazione del corpo costituisce un alto valore nella vita. Anche Leone Tolstoij si soffermò su questo problema ne' "La sonata a Kreutzer". Si mette, dunque, in moto la seduzione per ottenere la gratificazione psicologica e del corpo stesso. Oggi, il corpo è frantumato, è divenuto un fantasma. è il cuore del nulla, così sostiene ancora Foucault: La causa è la sua riduzione a merce. Infatti, il commercio e il profitto adottano il corpo della donna per sedurre affinché si elevi la domanda di acquisto di una merce. Sul corpo distrutto si soffermò anche Turgenev in "Padri e figli". La seduzione muta con il tempo, il luogo, la razza, il ruolo sociale con i gesti, i segni, gli ammiccamenti. Anche la pelle degli animali viene usata come richiamo erotico. La pelliccia viaggia in questo senso, come condizione selvaggia della vita. 



31 ottobre 2015

P A S O L I N I

Dicevi la verità
Pier Paolo
ti hanno chiuso
la bocca
per sempre
nell'anniversario 
della tua dipartita
la memoria
ritorna a te
nell'orizzonte
delle speranze
delle utopie
appare 
indelebile
il tuo nome
Pasolini.

P A S O L I N I

You were saying the truth
Pier Paolo
they close 
your mouth
forever
in your death's
anniversary
the memory
comes back at you
in the horizon of
hopes and utopia
your name looks
indeleble.

ANTONIO FLOCCARI


COSTE INVIOLATE DEL SAPERE

Ulisse concepito da Omero, presente ancora oggi, ha caratterizzato tutte le epoche della storia dell'uomo attraverso la ricerca appassi...