Morricone

31 dicembre 2015

C A P O D A N N O

Brindo
a chi
povero
vaga
in questa notte
lacrime
agli occhi
brindo
a chi
ha perso
l'amore
fuggito
con un altro
brindo
a chi
non crede
con Dio
al fianco
brindo
a chi
si chiama
no
con nemmeno
un giorno
senza guerra
brindo 
a chi
non brinda
tanto
la gioia 
latitante
da un mondo
predone.

DIA DE ANO NUEVO

Brindo
a quien
pobre
erra
en esta noche
lacrimas
a los ojos
brindo
a quien
ha perdido
el amor
 huido
con un otro
brindo
a quien
non tene fe
con Dios
al lado
brindo
a quien
se llama
no
con nisiquiera
un dia
sin guerra
brindo
a quien
non brinda
tan la joya
forajida
de un mundo
atracador.

ANTONIO FLOCCARI


                                                

30 dicembre 2015

AMBIGUITA'

Ti chiedo il permesso di dialogare con la parte più profonda di te, quella che il mondo non vede mai. Capodanno: un anno che se ne va. Rimpianti? Per cosa? Nulla puoi fare contro il tempo implacabile: nessuno può fermarlo. Leopardi fondò la sua ispirazione sul tempo che tutto distrugge, anche le cose più belle. Capodanno: ti chiedi perché la vita dura così poco? Sono troppi i fallimenti che hai dovuto ingoiare, sono poche le gioie? L'ambiguità è compagna di queste ore che precedono la fatale mezzanotte, spartiacque del destino umano. Sei triste ma anche contento che ancora vivi, malgrado tutto. Ricordi quando ti è nato il primo figlio? Te lo hanno portato ancora con le acque materne addosso: che attimo bello della vita! Ci sono anche momenti eterni, da sogno, nella vita. Contemplarli è un dono, anche un istante. Ed allora, vivi un altro anno che va con la consapevolezza che appartieni all'umanità che non si piega mai nemmeno davanti agli ostacoli più duri dell'esistenza. Auguri! Auguri ancora!

                              

29 dicembre 2015

ACCETTAZIONE

Vogliamo seguire la convenzione gregoriana? Ebbene, ti dirò che un altro anno della tua vita se ne sta andando. E ti ripeti  come l'anno scorso, come tanti anni fa. Ma perché sei nemico di te stesso? Perché la vita non ti piace? Vorresti avere il potere di andare a ritroso e di incontrare, ancora una volta, gli attimi sublimi dell'amore assaporati. Senza fare il pedagogo, il missionario, ti dirò che l'accettazione di te stesso è l'atto fondamentale degli auguri di fine anno. Brinda a te stesso, chiunque tu sia, qualsiasi possa essere la tua situazione esistenziale, economica, sociale. Lo sai, possedere noi stessi è il più grande patrimonio della vita. Ti possiedi? Oppure sei andato oltre i confini della tua interiorità, del tuo corpo, e ti avverti a pezzi? Brindiamo... a noi stessi, al mondo, ad  ogni religione, ad ogni pensiero umano. Ma, brinda, sopratutto, a te stesso! 


                                     

28 dicembre 2015

O B L I O

Sono venuto a trovarti - mi manda te stesso - per ricordarti di andare a trovare chi hai deposto in oblio, chissà da quanto tempo. Te stesso mi incarica di dirti che vorrebbe rivederti, parlarti; aggiunge che gli manchi, che l'hai lasciato solo e che, in questi giorni di festa, avverte ancora di più la desolazione di non avere qualcuno vicino. Ma perché hai abbandonato te stesso? Almeno, ricordi com'eri? Da quanto non lo vai a trovare? Sei tutto disperso nella vita, a frantumi, sei un mosaico con le componenti separate dalle altre e, comunque, facenti parte di un'individualità. Allora, andrai a trovare te stesso in questa fine anno? Dice che ti aspetta come un figliol prodigo. Ricordati che stare con se stessi, senza l'ombra egoistica, costituisce uno dei più grandi tesori dell'esistenza. Ne hai coscienza?

                                                        

26 dicembre 2015

MESSAGGIO DA SEGOVIA

PONTE LEVATOIO

Non ho perso
ancora
la gioventù
si trova
nel mio cuore
ha per compagni
sentimenti incontaminati
non ancora
torturati dalla vita
volti sorridenti
dei miei cari
a starmi vicini
eterni senza tempo
e se assalti forsennati
assediano il cuore
alzo il ponte levatoio
per difendere la gioventù
età da favola da sogno.

PUENTE LEVADIZO

No he perdido
aùn
la juventud
es
en mi corazòn
tiene de companeros
sentimientos incontaminados
non aùn
torturados de la vida
rostros sonrientes
de mis queridos
a estarme cercanos
eternos sin tiempo
y si asaltos locos
asedian el corazòn
levanterse el puente levadizo
por defender la juventud
edad de fàbula de sueno.



                                         

S E G  O V I A  (Spagna)



24 dicembre 2015

IL BANCHETTO

Stiamo nella tradizione: è tempo dei banchetti di Natale e di Capodanno. E dato che noi siamo di gusti sopraffini - accetta l'ironia - ci rifacciamo ai banchetti del '300, i tempi di Dante, Petrarca, Boccaccio. A Natale e a fine anno così si banchettava, menù che piaceva anche a Guinizelli e Cavalcanti: oche ripiene, conigli in crosta, papero al sugo d'arancia, trote, "pollastrini" all'acqua di rose, quaglie, lepri, capretti e caprioli allo spiedo. Il tutto insaporito con alloro, rosmarino, ginepro. E poi, dolci, "pinoccchiati", zucche condite, frittelle, latte di mandorle, zafferano, polpa di carote, sugo d'erbe cotte. Come si potevano sintonizzare il Dolce Stil Novo, il Canzoniere, le Rime con uno sterminio di poveri animaletti innocenti non me lo sono mai spiegato. Quando non esisteva Natale vi erano i Saturnali a Roma, un baccanale orgiastico con un pentagramma completo di sesso. Prima di salutarti e di darti gli Auguri, voglio dirti che Natale è nato nel Medioevo. A lanciare il presepe furono Paolo e Luca. Cin... Cin! Auguri! Ciao.

                                          

23 dicembre 2015

GUARDARSI IN FACCIA

Pochi hanno l'abitudine di guardare in faccia gli altri. Forse perché si evade da colpe, da responsabilità, da cause di malessere. Hai mai pensato che guardarsi in faccia è un coacervo di problemi. S'invecchia e non è piacevole vedere lo scempio che il tempo fa su di noi. C'è chi si considera brutto, sputo di natura, e quando vede uno specchio si terrorizza. C'è chi si crede Venere o Apollo e porta lo specchio per guardarsi  sempre con sé. il viso è la mappa della nostra vita: mostra ogni esperienza vissuta; mostra le nostre paure, i complessi, le frustrazioni. Addirittura, l'Islam impone alle donne di coprirsi il viso perché veicolo di seduzione e peccato. Da quant'è che non ti guardi in faccia? Perché non lo fai? Lo so che lo sai, ma non me lo vuoi dire. Ciao.


                                           

22 dicembre 2015

S O G N O

Ma come hai fatto, Benedetto Croce, a non accorgerti di Italo Svevo? Zeno, il personaggio protagonista de "La coscienza di Zeno", appunto, sogna. Anche Fernando Pessoa preferiva sognare invece che stare in una vita impossibile. E Tommaso Moro, la sua "Utopia" è tutta imperniata sul sogno. Anch'io sogno che spariscano violenza, delinquenza, miseria, sfruttamento, privilegi, lussi, vizi, ozi, prepotenza, disuguaglianze, avidità. Platone sognava una società giusta nella "Repubblica" e Tommaso Campanella ne' "La città del sole". Se vuoi cominciare a sognare pure tu, condanna i piaceri artificiali, il valore del denaro, i metalli preziosi, i prodotti di lusso, i beni materiali e sogna che Natale non sia più spaccio di merce inutile, consumismo, auguri ambigui ed ipocriti, ed attendi un Natale come l'avrebbe voluto Cristo.

     
                         

                                                           I T A L O    S V E V O

                                                    

21 dicembre 2015

L' E R R O R E

Amo l'errore: mi ha concesso spazi di conoscenza innumerevoli. Nulla insegna più di un errore. Per fortuna, l'uomo ha la capacità di accorgersi di un errore e, di conseguenza, si ravvede, cambia direzione e riprova. Un continuo processo si muove nella realtà a tappe. Una tappa conquistata, la verità, è solamente provvisoria: nulla è definitivo. il processo evolutivo scientifico si serve degli errori in laboratorio, nei calcoli matematici, fisici, astronomici e di qualunque altra scienza. Siamo giunti ai livelli attuali di civiltà grazie agli errori che hanno accompagnato l'uomo nelle sue varie fasi di crescita di civiltà, appunto. Sbagliare, oltre che umano, è anche conquista di umiltà, di relatività, di senso della misura. Karl Popper diceva che una verità attuale domani sarà un errore, attraverso il processo della confutazione e della verifica.

                                                   

19 dicembre 2015

E C O

No 
non fare
domande
no
ti prego
non posso
rispondere
guardami
negli occhi
vedrai
tutto
senza parole
silenzio
eco
della vita.

 E C H O

Non
vous ne faites pas
quéstions
non
s'il vous plait
je ne peux pas 
répondre
regarde moi
dans l'oeil
vous verrez
tous
muet
silence
écho
de la vie.

ANTONIO FLOCCARI

                                  


                                                                P O I T I E R S (Francia)

18 dicembre 2015

F O L L I A

Erasmo da Rotterdam scrisse "Elogio della follia" sostenendo che l'estro, l'uscire dagli schemi usuali, star dietro ai sogni, alla fantasia conduce alle scoperte, all'autentico, all'arte, alla scienza. Così la pensavano Ariosto, Shakespeare, Cervantes, Foucault. Si pensa che quando qualcuno sostiene qualcosa di mai sentito sia abnorme, folle. Non è così. Non vinceremmo un errore se la follia sparisse dalla realtà umana, per cui, la verità, sempre provvisoria - come dice Popper - ha le sue vittime, i suoi martiri. Galileo Galilei, Nicolò Copernico, Giordano Bruno sostennero la verità e furono presi per folli: ma, ormai - è scientifico -, il sole sta fermo e i pianeti gli girano intorno come affermava Copernico, appunto. E' anche vero che il luogo comune non accetta la novità, per cui accusa di follia l'artista, lo scienziato, colui che spiana la via del progresso e delle conoscenze. 

                                                         

                                                                 ERASMO DA ROTTERDAM

17 dicembre 2015

RAPPORTARSI

Giordano Bruno, una pietra miliare nella mia formazione culturale, arso dalla Chiesa nel 1600 a Campo de' fiori, diceva:"La prima lezione che si dà ad uno che vuole imparare ad argomentare è di non cercare et dimandar secondo i propri principi, ma quelli che son concessi da l'avversario". Confrontarsi, rapportarsi, per progredire nelle conoscenze, è necessario. Ma vi sono delle regole che, rapportandosi, bisogna tenere in debito conto: ascoltare attentamente, dare libertà a chiunque si confronti, essere pronti a rinunciare alle proprie idee se sono sbagliate. Così non si ripetono schemi consueti, così ci si sottrae alle autorità dogmatiche, così si fa una continua verifica, così si affina il proprio argomentare, liberandosi da miti, superstizioni, ignoranza, e come diceva Bruno dalla "asineria". Fondamentalmente, si rinnova la visione del mondo.

                                               

                                                                 GIORDANO BRUNO

16 dicembre 2015

DA LONTANO

Orazio, "carpe diem" dici, afferra l'attimo, suggerisci all'umanità; ma come faccio, oggi, a seguire il tuo consiglio... è auspicabile, invece, guardare la vita da lontano, altrimenti si cade in un abisso terrificante. Non ci credi? Allora, chiamiamo la vita e vediamo cosa ci propina: guerre senza fine, il mercato monarca assoluto, un futuro perturbato, la pensione che si allontana sempre più, i sentimenti che cedono all'odio, alla vanità, all'egocentrismo. E la vita che dovrebbe essere una nostra alleata fedele, per colpa degli uomini si è tramutata in un inferno in cui nemmeno Virgilio potrebbe mostrare la giusta direzione come fece con Dante. "La vita è un paradiso di bugie", diceva una canzone del Festival di Sanremo, e meno male! per la ragione che se abbinassimo la verità alla vita stessa apparirebbe nei nostri occhi una delle scene più terrificanti alla Dario Argento nel cinema dell'horror. Guarda la vita, ma da lontano...


15 dicembre 2015

NE VALE LA PENA?

Scrolliamoci di dosso il luogo comune che per essere normali, socievoli, dabbene, dobbiamo parlare, comunque. Non è così. Anzi, si può parlare a vanvera, dire sciocchezze, chiacchiere, luoghi comuni. Invece, la parola è un tesoro, si deve sapere spendere con parsimonia, saggezza, appropriatamente. Allora, dobbiamo chiederci:"Vale la pena parlare?". E' raro che ci sia qualcosa da dire poiché è stato detto tutto: non siamo altro che eco, registratori dimenticati accesi. I grandi intellettuali hanno parlato sempre poco: Einstein, Erasmo da Rotterdam, Marsilio Ficino, Ariosto, Quasimodo. La chiacchiera era odiata da Heidegger, da Sartre, da Foucault. Parliamo quando ne vale la pena, altrimenti il silenzio è d'oro e sprigiona saggezza.

14 dicembre 2015

RIFLESSIONI

Mi piace, di notte, guardare dal balcone  le case silenziose nel momento del riposo umano nel sonno profondo. Rifletto: in ognuna di quelle case c'è tutto un mondo, vite che variano una dall'altra. Sembra strano ma una casa accanto all'altra, una sopra l'altra mostrano un palcoscenico dove ogni essere umano che vi abita espone nella propria interiorità la propria realtà. Questa non è una, ma tante quanti sono gli esseri umani. Là dorme un innamorato, sogna la sua bella, magari l'abbraccia, si sveglia e rimpiange il sonno perduto, là sta dormendo un fallito, ha perso tutto nella vita, anche la moglie lo ha lasciato, e vive senza un perché. Là abita un vecchio che sogna gli anni più belli, ricorda il primo amore, il primo bacio. Un po' più in là dorme, se dorme, un malato. I vicini di casa si lamentano perché la notte urla come un ossesso, fregandosene delle sue sofferenze: pensano solo a se stessi. Ogni casa nasconde speranze, delusioni, amplessi amorosi, fretta che arrivi il giorno: tutta una gamma della realtà umana.



12 dicembre 2015

OMAGGIO DA RENNES

R I C O R D I

Ricordi
come eravamo
semplicità
ingenuità
speranze
nel domani
attesa
dell'amore
con la porta
del cuore
socchiusa
ricordi
sembra ieri
con la vita
passa
e va via
tutto.

RAPPELEZ-VOUS

Rappelez-vous
comme nous étions
simplicité
ingénuité
espérances
dans le demain
attente
de l'amour
avec la porte
du coeur
entrouvert
rappelez-vous
il semble comme hier
avec la vie
tout passe
et disparait.

ANTONIO FLOCCARI




R E N N E S  (Francia)

11 dicembre 2015

COS'E' LA VITA?

Nessuno potrà mai dirti cosa sia la vita. E' un mistero. Fin dall'antichità, i maggiori pensatori hanno sostenuto che l'esistenza costituisce un'esperienza impareggiabile: vivere è un'avventura, un percorso, anche se tortuoso, che dona meraviglie, incanti, bellezze inaudite. Ed anche se la vita è difficile, con problemi che si susseguono uno dopo l'altro, alle fondamenta della saggezza umana vi è l'amore per essa. Ricordati che, quando sarà finita, daresti tutti i tesori del mondo per ancora un attimo di vita. E' vero anche che bisogna saper vivere, non sciupando irrazionalmente la nostra testimonianza nella storia umana. Chiediamo ad Aristotele come si debba vivere, ci risponde:" Si vive con il giusto mezzo sempre presente". Lo chiediamo ad Agostino, la sua risposta:" Vivi la tua interiorità, là c'è Dio". Chiediamolo a Buddha, il quale si esprime così:" Vivi con semplicità, frugalità, senza essere schiavo di bisogni superflui, immedesimati negli altri". E Cristo afferma:" Amore, amore, sempre amore".


10 dicembre 2015

A T T E S A

Ho voluto abitare  al quarto piano per avere, sempre, un pezzo di mondo negli occhi. Mi piace, quando sta per giungere la sera, attendere le prime penombre, mi danno un senso di sollievo, di quiete. Poi, arriveranno, loro, le belle del firmamento: le stelle. Ce n'è una  a cui sono particolarmente legato, è la mia stella, da una vita. attendo la notte perché, finalmente, potrò sognare, togliere dalla mia mente le sciagure di questo tempo storico che semina angosce nell'umanità. Lo sai che la notte canta nenie materne, basta saperla ascoltare, tra veglia e sonno. Se mi sveglio mi sovvengono angosce: il tempo che galoppa mi opprime, gli enigmi dell'esistenza mi fanno autopercepire come un malato permanente. Non so perché, nella veglia notturna, mi ritorna il mio viso nello scorrere del tempo: come si è trasformato! Quasi, non lo riconosco nemmeno io. Poi, penso: quando andrò chissà dove rimarrà questo mio viso come ricordo? Per quanto tempo? O svanirà nel nulla?


9 dicembre 2015

NON BASTA

Ti voglio dire perché scrivo romanzi, saggi storici, perché compongo poesie. E' semplice: perché la vita non basta. Avrei voluto che l'innocenza della mia età più bella durasse tutta la vita; avrei voluto incontrare per le vie del'esistenza un mondo migliore, senza guerre, senza odio; avrei voluto che la vita umana non durasse così poco. Invece, quando chi ti vuole bene se ne va ti lascia una piaga insanabile nel cuore, purtroppo. Avrei voluto, ancora, che chi ha detto di amarmi non mi salutasse con un fazzoletto in mano lasciando nella mia anima il rimpianto della perdita. avrei voluto che gli occhi esprimenti amore, che le voci piene d'affetto, la mano che stringe la tua fossero eterni. Ma non è così. Perciò scrivo: è una confessione a chi mi legge, a chi mi segue. sono sicuro che sono seguito perché come t'immedesimi tu in me, così avviene agli altri, al di là dell'età e del livello culturale. In fondo, siamo tutti esseri umani...



(foto Mara D'Agostino)

8 dicembre 2015

DISFACIMENTO

La memoria mi riporta al presepe addobbato con le arance dei miei campi, alla zampogna suonata da compare Rocco, personaggio da favola, e mi trasmette un'elegia dolce insieme ad un rimpianto irreversibile. Ed ora: stragi, bombardamenti, razzismo, terrore, luoghi classici blindati, che contraddizione! E chi me la ridarà mai la dolcezza del Natale innocente, origine di spiritualità genuina fin dall'età più bella! Sono rimasti i panettoni, i torroni, i pranzi luculliani, la corsa ai supermercati, gli auguri quasi sempre falsi ed ipocriti. Ditemi... c'è qualche posto sul Pianeta dove ancora posso ancora rivivere il Natale come quando mia madre mi comprava le noccioline americane e i fichi secchi, i bomboloni, e mi faceva le zeppole che portavano un sapore materno riempiendo la casa di un profumo antico che si collegava ai miei nonni? Sono riusciti a distruggere le cose più belle. Ma sì, continuiamo a festeggiare il Natale, sognando una Betlemme, una Gerusalemme libere e senza guerra, sognando un cenone con arabi, cattolici, buddisti, ebrei, bianchi, neri a darsi gli auguri osannati perché nati dalla pace.


7 dicembre 2015

LA PAROLA


Una conquista massima della civiltà umana è la parola: è il veicolo del pensiero, dell'interpretazione, delle applicazioni dei ragionamenti; varia, nell'uso, in modo personale. Chi pensa che parlando venga capito come crede, quasi sempre si sbaglia. Quello che una parola è per te non è per me, quello che una parola è per noi non lo è per loro. L'interpretazione di un parola dipende dalla tradizione culturale, dalle esperienze sociali, politiche, religiose, psicologiche, dall'emotività. Ecco un esempio: la parola "amore" è mistica in campo religioso, è comunicazione sublimata tra due che si amano, è scandalo in ambienti frustrati e complessati, è divinizzata in Letteratura da Guinizzelli, da Cavalcanti, dallo stesso Dante per Beatrice, è perversa nei caratteri deviati. La parola conquista, può rendere nemici, forma la base di una fede religiosa. 




5 dicembre 2015

MESSAGGIO DA BETHLEHEM

LA FAMIGLIA DI JOE

Se penso
alla tua 
famiglia
Joe
mi vengono
in mente
i prati
verdi
fioriti
della primavera
sorrisi
sereni
come il cielo
azzurro
brezze
con il profumo 
del mare.

JOE'S FAMILY

If I think
to your 
family
Joe
I remind
fields
full of
flowers
in the spring
joy
smiles
with the
sunny sky
breezes
with the smell
of sea.

ANTONIO FLOCCARI


BETHLEHEM (Pennsylvania - USA)

4 dicembre 2015

L'UOMO DEI CALENDARI

Dietro ogni comportamento umano ci sono significati reconditi. Ecco l'uomo dei calendari: ogni anno, a dicembre, comincia a raccogliere più calendari che può. Quindi, con l'inizio del nuovo anno, li espone in qualche luogo della sua casa. Sono tanti. Alla fine di ogni mese, cambia il foglio scaduto con quello del mese appena nato. Perché? Sappi che anche Euripide, Sofocle, Leopardi, Montale avevano questo rito da consumare: la ragione sta nella lotta patetica ed utopistica contro il tempo che non esita e non ha il rimorso di distruggere tutto, senza pietà. Se vuoi, è una lotta contro i mulini a vento donchisciottesca. Una sorta di rimedio illusorio, compensazione immaginaria. Ma anche questo fa bene.




3 dicembre 2015

S E P A R A Z I O N E

L'uomo è solo nel cosmo, nell'esistenza. Sei d'accordo che abbiamo perso il prezioso contatto  con la natura, siamo separati? Non siamo più inseriti, quasi fossimo una sola identità nella natura. pensa che per tempi che occupano la storia l'uomo identificava il tuono con la voce degli dei, con Giove, il fulmine era la tremenda punizione, i fiumi, i torrenti erano la residenza degli spiriti, gli alberi rappresentavano i principi vitali, il serpente l'incarnazione della saggezza. Non è più così. secondo Carl Gustav Jung abbiamo perso i simboli che ci collegavano con la natura. Possiamo dire tranquillamente che ormai nulle è naturale, ma artefatto, costruito. tra le metropoli e la natura c'è un baratro: è patetico pensare che un piccolo parco possa sopperire al mancato contatto con la natura stessa. Si salvano i piccoli paesi, i villaggi, ma ancora per poco. Il cemento avanza, mostruosamente.


2 dicembre 2015

E R O S

Finiamola, una per volta per tutte, di considerare l'eros un tabù! Anche Sigmund Freud la pensava come me:"Si comincia per cedere sulle parole e si finisce di cedere sulle cose". Vedi, Michelangelo dipinge, nella Cappella Sistina, il Giudizio Universale ed è posseduto dall'eros in ogni suo globulo. Vedi: Leopardi scrive L'infinito sul colle Tabor, a Recanati, ed anche lui è posseduto dall'eros. Siamo d'accordo o no non è solamente il sesso, ma è pulsione di vita contro la pulsione di morte. A voler ragionare ed approfondire, quando il sesso, dunque l'eros, viene simboleggiato dal serpente, dal peccato, non si fa altro che annientare la pulsione di vita e si ammanta tutto sotto la lugubre penombra della morte. Diceva bene Marcuse quando affermava che l'eros è liberazione, rivoluzione contro stilemi ossessivi e oscurantistici. Non ci può essere arte, ricerca, eroico furore, come diceva Giordano Bruno, senza una carica erotica che dia senso alla vita, spinta, forza, amore.


MICHELANGELO - Giudizio Universale

1 dicembre 2015

M I S O N E I S M O

Non vorrei che anche tu fossi un misoneista. Hai paura del nuovo? Ti spaventa lo sconosciuto? Qualche volta ti  senti di vetro, hai temuto di frantumarti, per via di emozioni violente? E come stai con l'autocontrollo? Perdi le staffe facilmente? Hai bisogno della continuità della vita così  come l'hai vissuta? Se avverti uno o più di questi fenomeni psichici, comportamentali, allora sei vulnerabile e suscettibile di sgretolamento. La causa? Intanto, sappi che nel nostro tempo il misoneismo si è ingigantito ed occupa una moltitudine di esseri umani. Dunque, la causa, in termini ampi, è la nevrosi. Più sottilmente si tratta di spinte psichiche che non riescono a trovare qualcosa che le faccia placare e, perciò, rimangono nell'interiorità, nel subconscio, pronte a scattare innanzi all'esperienza nuova, sconosciuta. Per soggetti patologici o nevrotici, il nuovo è un tunnel che crea terrore facendo perdere le redini di se stessi.


COSTE INVIOLATE DEL SAPERE

Ulisse concepito da Omero, presente ancora oggi, ha caratterizzato tutte le epoche della storia dell'uomo attraverso la ricerca appassi...