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31 gennaio 2017

RIVOLUZIONE ESISTENZIALE

L'uomo, oggi, ha una concezione della vita tutta impostata su se stesso. Regna un io ingigantito a dismisura. Dopo l'io il nulla, il nichilismo. Tutto è cominciato con la Rivoluzione Francese - era il 1789 - quando l'uomo non guardò più in alto per vivere, come nel Medioevo. Dopo aver padroneggiato la concezione esistenziale della verticalità, il cielo; in seguito giunse la concezione orizzontale nel Rinascimento: l'uomo al centro della vita. non più il padre, il re, la figura divina. ecco perché quando mi reco nel Duomo del mio paese, Polistena, soffermandomi su L'ultima cena di Francesco Jerace, ho davanti a me l'orizzontale dell'esistenza, come aveva fatto Leonardo: non più i alto, ma Cristo e gli Apostoli guardano lungo il tavolo, un fatto emblematico, simbolico, metafora della vita. 

                             
            Francesco Jerace - L'ultima cena (Duomo di Polistena)

30 gennaio 2017

CONNUBIO LIRICO CON LA NATURA

Una tensione permanente viaggia nella pennellata di Franco Camillò: ama la natura perdutamente, con il suo personale stile pittorico dialoga con essa; ama adagiarsi su tematiche rurali catturando la semplicità che ne sta alla base. Il colore predominante è il verde, proveniente dl suo maestro Pesa, ed è meravigliato dalla grande espressività e dal mondo simbolico che questo colore emana. Le intenzioni di Camillò sono poetiche, simbolicamente, la sua pennellata proietta sulla tela un dolcissimo valzer con la natura nei momenti più lirici attraverso la luce catturata con profondi sentimenti. Attraverso un apprendistato che dura da una vita, Franco Camillò ha acquistato una notevole capacità di creare il disegno, la prospettiva, le grandi linee, le proporzioni, i piani. La stesura del colore è protagonista in un amore per il paesaggio che, per il movimento impresso, è vita rustica delle nostre contrade. 

                                             


Franco Camillò al cavalletto a Chianalea (Scilla),
sopra una sua opera.

28 gennaio 2017

OMAGGIO DA DETROIT

L'OSPITE

Ma chi sei
ospite non gradito
dentro di me
mi tormenti
vorresti portarmi
dove io non voglio
sei abile
a farmi vedere
l'altra faccia della medaglia
quella del male
non sempre è semplice
rifiutare le tentazioni
maestro dell'inganno
rimane un sogno
liberarmi di te per sempre.

THE GUEST

Who are you
uninvited guest inside me
you torment me
would you take me
where I don't want
you are skilled
to show me
the other side of the coin
that of evil
it is'nt always simple
reject temptations
master of deception
it remains a dream
get rid of you forever.

ANTONIO FLOCCARI

                                                  
                                DETROIT - Michigan (USA)


27 gennaio 2017

IL RIMORSO DI UNA TATUATA

" Mi chiamo Luisa, un pentimento avvolgente mi opprime. stregata dal consumismo, dall'effimero, ho voluto aggiungermi ai milioni di tatuati sparsi per il mondo. D'accordo con il mio ragazzo lo abbiamo fatto entrambi in quella parte del corpo più intima, giurandoci eterno amore. Lui  è andato via con un'altra, lasciandomi con il tatuaggio che, ormai, è incoerente, portatore di un messaggio falso, un nome con cui non ho più nulla a che fare. Ho chiesto la somma necessaria per toglierlo: si tratta di un prezzo impossibile per me, a meno che non mi indebiti pazzamente. Non sapevo che sull'eliminazione dei tatuaggi ci fosse un'organizzazione dedita la profitto più barbaro. Come faccio, adesso! Come risolvo questo problema che mi schiaccia psicologicamente? " 

                                     

26 gennaio 2017

IL FALSO

Ma perché non ti accetti? Perché vorresti essere un altro o un'altra? E' un fenomeno che interessa tutto il mondo, data la caduta verticale della gratificazione personale. E così vediamo esseri umani neri che si tingono i capelli di biondo, giapponesi che odiano i loro occhi a mandorla - così belli! - trasformandosi con operazioni chirurgiche per cancellarli dal proprio viso. In Pakistan, in India, poi, nostri simili si vergognano del colore olivastro della pelle e spendono un patrimonio in ritrovati per schiarirla. Ti chiedi perché la barba, i baffi, il presentarsi con l'immagine dell'ultimo dei Mohicani, ormai, sono così diffusi tanto che si ti presenti con l'immagine che la natura ti ha donato ti prendono per troglodita? La ragione fondamentale di tutto ciò proviene dal desiderio irrealizzabile di raggiungere l'impossibile. Va da sé che segue il fallimento. Un'altra ragione che ci viene data dalla psicoanalisi dei nostri giorni consiste nel rifiuto del prossimo che porta a formare dentro il proprio sé ciò che non si è, ciò che si vorrebbe essere. In fondo è una sorta di suicidio.

                                                

25 gennaio 2017

LA PAROLA

Quando l'uomo conquistò la parola fu un avanzamento formidabile per la civiltà umana. Non fu solamente una questione di comunicazione, si aggiunse del mistico, del religioso alla stessa parola. Ciò durò per secoli. Quando Omero recitava i suoi versi - allora non esisteva ancora lo scritto - si ascoltava come una spiritualità impersonificata nel sacro della parola. Come dice Luigi Zoja la parola "canto, poesia, rito". Una vera e propria lingua nacque con i Fenici. Da allora al nostro tempo si giunse alla secolarizzazione della parola, perdendo, così, il carisma, l'altare. Il segno più grave della caduta della parola dalle vette del mistico è la perdita della socialità. Parlare non è più comunicare, non si danno messaggi di pensiero, si è prigionieri di un monologo anche quando, in apparenza, si parla a qualcuno. D'altronde, la parola risente dell'individualismo asfittico, non può andare oltre le sbarre che ogni individuo ha edificato intorno a sé. Quindi, ognuno si parla addosso e chiede anche - inconsciamente, ma non sempre -:"Mi sono spiegato?", non tenendo conto che, ormai, la parola ha il muro volontario di non essere ascoltata. Sicché, quando si parla, ai va incontro al vuoto, al partner sorpassato. Che fine ha fatto la parola... da Omero ad oggi!

                                           

24 gennaio 2017

O R F A N O

La nostra epoca sarà ricordata con la presenza dell'uomo orfano. Eminenti psicologi e sociologi a noi coevi sono d'accordo a proposito. A meno di passatismi, dobbiamo ammettere che siamo orfani di Dio e dei nostri simili. Dio è stato defenestrato dal denaro, dall'interesse. Il nostro prossimo esiste in funzione del trarne qualcosa, altrimenti ci è del tutto indifferente. Siamo soli, maledettamente soli! Ecco perché dilaga la depressione, un abbattimento dello stare al mondo, non c'è più la gioia di vivere. Si arriva al paradosso - è una conseguenza terribile - di considerare gli altri come ostacoli, massi al piede, fantasmi di qualcosa che non esiste più. ed attenzione che la questione di evitare gli altri si diffonde come una macchia d'olio che giunge alla famiglia e alle persone più care. Ci rimane solamente - mi si passi il pessimismo - lo spettro di com'eravamo con un telefonino in mano ed una cuffia per ascoltare musica, complici dell'isolamento.

                                            

23 gennaio 2017

L O N T A N A N Z A

Il desiderio di star lontano da tutto e da tutti si moltiplica giorno per giorno. E mentre negli scritti sacri il prossimo è concetto sacro - "Ama il prossimo tuo come te stesso" -, nella realtà attuale si cerca una distanza da chicchessia. Forse sarà per la crescita smisurata dell'individualismo esasperato, forse deriverà dal fatto che la fiducia nell'altro è venuta meno gravemente. Ecco perché si sogna una casetta in montagna, in un'isola, in un luogo sperduto, per appartarsi, per non essere "contaminati" dalla vicinanza di qualcuno. E così, la società, la fratellanza, l'amore per il prossimo, l'aggregazione umana vanno in malora. Va da sé che la lontananza ha come conseguenza, il crollo del senso della vita, un'aggressività non controllata,  sensi di colpa, instabilità, comportamenti devianti. La lontananza premeditata si tenta di esorcizzarla, utopisticamente, con l'uso smodato della telematica, del cellulare, con la musica in cuffia: tentativi patetici di stare aggrappati chissà a che cosa!

                                      

20 gennaio 2017

LA BELVA

Hai mai pensato che ti porti dentro una "belva"? Ognuno di noi, nell'interiorità possiede una parte oscura che non sempre è dominata, apparendo quando meno te l'aspetti conducendoti dove vuole. Per cui, si ha il dovere morale, la responsabilità, di tenere ben salde le redini di questo cavallo pazzo che ci porterebbe alla rovina, alla condanna globale, all'addio del consenso altrui. ma di cosa è composta questa "belva"? E' la parte irrazionale della propria personalità, un desiderio di dominio che per essere soddisfatto vuole andare oltre il senso della vita per condurre nei sentieri della morte. Spesso, la "belva" mostra una maschera di  bonarietà, di falso moralismo con la regia del male oscuro che ci portiamo dentro. Quando incontri qualcuno non dimenticarlo, può essere una belva che si scatena appena trova uno spiraglio. Per cui, fidarsi significa  non conoscere le problematiche dell'inconscio collettivo ed individuale.

                                      

19 gennaio 2017

I N G O R G O

E dopo i miti che abbiamo avuto viviamo tutti in un ingorgo mentale che non possiamo espellere da noi stessi, dalla nostra mente, dal corpo. Sono ingorghi psicologici che non trovano più una sponda su cui adagiarsi e trovare l'illusoria serenità. Ricordi? Ci fu un tempo romantico della natura: il sole, gli alberi, il vento furono sublimati. Venne l'epoca metafisica, spirituale, con lo sguardo al cielo luogo del paradiso: un sacro liquidato e sostituito dalla santificazione di noi stessi, dal virtuale, dalla caduta netta del prossimo, del sociale. In questo inizio di secolo viviamo tutti alienati, nel vuoto, con la psiche appesantita da problemi irrisolti. Vediamo molti di noi che si illudono con tatuaggi sulla pelle come se fosse la superficie del mondo. Il tatuaggio è un monologo, un parlare a se stessi, un'esclusione degli altri, una caduta nella turris eburnea dell'individualismo più esasperato. Come afferma Luigi Zoja è la morte del prossimo.

                                          

18 gennaio 2017

LA BELLEZZA

La bellezza corre il rischio fatale di estinguersi per colpa di noi umani. Tutto diviene sempre più brutto. La natura, componente essenziale della bellezza, quotidianamente viene deturpata ed annientata. Gioca un grosso un ruolo in questo l'utilitarismo dell'economia industriale che ha preso il posto di un artigianato che era bello già di per sé. Sopravvivono forme patologiche della bellezza, grottesche, scioccanti, oscene. Eppure, la bellezza era alla base della cultura classica greca, romana, rinascimentale: Platone si occupò del Bello come forma insuperabile, lo faceva attraverso l'estetica. E finché sopravvisse il binomio bellezza-ragione tutto rimase senza cali vertiginosi verso il brutto, allorquando l'egoismo, il profitto, la sete di denaro irrisolta presero il sopravvento la bellezza s'incamminò verso il tramonto.

                                   

17 gennaio 2017

I D E N T I T A'

Sarai convito anche tu che, per svariate cause, noi italiani non abbiamo una forte identità nazionale. L'appello ottocentesco che "fatta l'Italia bisognava fare gli Italiani" è rimasto irrisolto. La distanza tra le varie regioni italiane, tra gli abitanti , è immensa. Si può dire che, i ceti popolari, addirittura, abbiano quasi nulla in comune con la regione confinante. Meno male che il Rinascimento, l'epoca d'oro per la cultura e l'arte, diede lustro nel mondo all'Italia. Ma fu una questione di ceti elevati e colti, mentre la gente comune ne rimase estranea. E così l'identità italiana ebbe un duplice aspetto: uno legato all'arte, quindi estetico, l'altro, al massimo, legato alle proprie radici. Va da sé  che il nazionalismo acceso, veemente, aggressivo, ha causato già vittime a caterve con varie guerre disumane. Andiamoci piano, dunque, con il concetto di nazionalismo: controlliamolo razionalmente.

                                         

16 gennaio 2017

POST UMANO

Una tradizione antica - il mercato - è pressoché scomparsa. Internet ha apportato una rivoluzione detta "nuova economia". Si tratta del mercato virtuale che consente di accedere all'acquisto o alla vendita dell più svariate mercanzie. E così tutto un mondo si è estinto per sempre. Ed anche se esistono piccoli mercati sono sopravvissuti e sono destinati a non esserci più. Con il mercato dileguato sono andate via anche abitudini ancestrali che consentivano incontri umani tra persone, comunità, socializzazione. E' il post umano che si afferma telematicamente: si compra, si vende non sapendo a chi. Il prossimo è morto, la vicinanza non esiste più. Con questo deserto se ne vanno le strette di mano, gli abbracci, i sorrisi, il parlare, l'ascoltare. Sopravviene, così, l'isolamento che conduce alla nevrosi, a problemi psicologici, ad avere intorno costantemente degli estranei: è l'alienazione con la scomparsa anche del mercato, contribuendo a divinizzare il singolo che prende il posto di Dio, concretizzando quanto aveva detto Nietzsche:"Dio è morto". 

                                       

14 gennaio 2017

OMAGGIO DA SEATTLE

BOLLA DI SAPONE

Le lancette girano
nell'orologio
ogni attimo 
uno di meno
della vita
solamente il respiro
dell'amore
può fermare
il tempo atroce
ma dura poco
tanto poco
e si dilegua
come bolla di sapone
volando nell'infinito
chissà dove andrà.

SOAP BUBBLE

The hands turn
the watch
every moment
one less
of life
only the love
breath
can stop
atrocious time
but it does'nt last long
so little
and disappears
as a soap bubble
flying into infinity
who knows where it will go.

ANTONIO FLOCCARI

                                     
                        SEATTLE - Stato di Washington (USA)

13 gennaio 2017

L'ABITO E LA VITA

L'abito, nei secoli, viaggia parallelamente alla concezione dell'esistenza nell'uomo. A monte del marchio o dell'etichetta celebre, della"firma" degli abiti c'è tutta una storia come ogni cosa che accompagna l'uomo nel suo cammino. In questo si inserisce la scomparsa delle mani dell'artigiano - ricordo poetico -, il sarto, il falegname, il fabbro, annientati dalla vittoria dell'industria. I Greci amavano i drappi leggeri, semplici, perché amanti della bellezza che si esprimeva con un pensiero dominante il mondo conosciuto. I Romani, invece, si vestivano con drappi pesanti che sembravano denotare il loro carattere arcigno. Nel Rinascimento i vestiti venivano ideati con una creatività che andava a braccetto con quella estetica, pittorica, poetica, architettonica. Col tempo si giunge al vestire attuale - degenerazione del bello - con la "firma" a dare valore con il compito di suscitare invidia verso chi l'indossa, e così l'esclusione - tu non puoi vestire come me! -, con il disprezzo e tentativo illusorio di raggiungere l'eccezionalità, l'esclusivismo, subito e senza sacrifici. In fondo si tratta di deboli, falliti, che rafforzano il tutto con tatuaggi. Infine, il blue jeans griffato è la sudditanza del debole verso il vincitore ed il suo modo di essere, coniugandosi con lo standard e la rinuncia ad essere chi veramente si è. 

                                         

12 gennaio 2017

N I E N T E

Il tempio, così in primo piano per svariati secoli, di qualsiasi confessione fosse, ebbe rinomanza nella concezione della vita. Ma, la tolleranza reciproca fallì: furono gli uni contro gli altri, cristiani, ebrei, musulmani, atei. Ci fu una diaspora dal tempio, divenendo pressoché deserto. Storicamente, il tempio fu sostituito con il tribunale, l'assemblea, la scuola, l'Università. Come mai? Essenzialmente perché l'uomo mise se stesso, divinizzandosi, adorandosi, santificando le sue decisioni, allontanando sacerdoti e mediatori di sapere. Il tempio rimasto si volle senza immagini,  senza santi al posto degli dei pagani, senza colori: fu una messa in atto protestante, luterana, calvinista. e al posto delle immagini  si sublimo il niente che fu messo sull'altare. Hegel aveva sostenuto che la religione non ha necessità di immagini, altrimenti decade a primitivismo, a menti umane in letargo. 

                                       

11 gennaio 2017

C I N I S M O

Una piaga ha colpito il nostro Paese, l'Occidente, un riduttivismo pesante che è approdato ad un aumento vertiginoso della tecnica, dell'economia, però la ricchezza interiore, l'anima, l'estetica sono crollate, impoverite. Di conseguenza, il concetto di estetica si è immiserito, è stato posto, esclusivamente, nel campo dell'arte. Ecco perché l'architettura attuale bada al sodo, all'utilità, lasciando dietro le spalle la bellezza. Le costruzioni edilizie di oggi sono orrende e brutte, danno la sensazione del piatto, del pugno in un occhio. Luigi Zoja allarga il discorso anche nel campo dell'abbigliamento: i vestiti sono brutti e costosi; per cui, è estremamente difficile "incontrare qualcosa di bello". il ragionamento in campo è globale, interessa tutti i settori della società, si salva più niente. Viviamo in un brutto che ci circonda e soffoca la vita. 

                                          

10 gennaio 2017

S E P A R A Z I O N E

La separazione tra il popolo e l'arte è un fatto antico. Dapprima, la religione s'impadronì dell'arte fornendo immagini pittoriche, scultoree, architettoniche interamente legate al metafisico, lontane anni luce dalla realtà, dagli interessi popolari della vita. In seguito, giunsero Piero della Francesca e Caravaggio concretizzando una rivoluzione estetica nel riportare l'arte nel mondo. ma gli artisti divennero giullari di corte che, pur di assicurarsi delle prebende, si misero al servizio delle corti rinascimentali dipendendo servilmente dai vari principi. Così l'arte non rappresentò il "bene", ma l'utile. Con il Barocco la meraviglia divenne la categoria fondamentale dell'arte impressionando ad ogni costo, coprendo un vuoto di fondo. Gli artigiani, le arti minori furono l'ultimo vagone di un treno che andava altrove. il popolo rimase escluso, era una faccenda che riguardava la nobiltà e la borghesia. Ecco perché Gramsci lottò per una conquista popolare dell'arte come diritto universale.

PIERO DELLA FRANCESCA

9 gennaio 2017

NATURA VIOLENTATA

Al contrario di noi contemporanei i Greci ed i Romani, ma anche i Rinascimentali, ebbero in grande considerazione la natura. La prova? Nessun tempio greco-romano offese il paesaggio: si pensi ai templi agrigentini nella cui costruzione, si badò  a non danneggiare neanche un filo d'erba. Anche i teatri - ne è esempio quello di Siracusa - furono edificati senza distruggere bellezze naturali, fu costruito in un pendio altrimenti inutilizzato. Nel nostro tempo i centri commerciali sono concretizzati barbaramente,  ricchezze naturali vengono sacrificate per il fine del profitto che non vede altre regioni che il denaro. E così la natura viene violentata, addirittura vengono utilizzati architetti che sono remoti dalla poesia della bellezza della natura. Anton Cechov asseriva che la natura, come le foreste e i campi selvaggi costituiscono la bellezza in sé e per sé.

                                            

7 gennaio 2017

OMAGGIO DA BOSTON

C A N T O

E fatemi cantare
la gioia
nel cuore
come quando la gioventù 
mi faceva bollire 
il sangue
era il tempo
con il cuore
desideroso
d'amore
non ancora ferito
dalle atrocità
della vita.

SINGING 

And let me sing
the joy
in the heart
as when youth
made my blood boil
It was the time
with heart
eager
of love
not injured
the atrocities
of life.

ANTONIO FLOCCARI

                                         
                           BOSTON - Massachusetts (USA)


5 gennaio 2017

FRATTURA EPOCALE

Viviamo tutti la frattura dell'unità tra etica ed estetica. Un'unità antica, frutto della sapienza greca che si è diluita in un composto spurio ancora in atto. Di cosa si tratta? L'etica era il campo dell'uomo con i connotati della saggezza, del sapere; l'estetica era delle donne ovvero il Bello, il cibo dell'anima. Cos'è avvenuto? Sia gli uomini che le donne si sono mossi verso il superamento delle differenze, così la donna si è mascolinizzata e l'uomo femminilizzato. Il femminismo è un concetto cardine di questa trasformazione. Altro che le banali motivazioni tra la donna e l'uomo per un equilibrio più giusto nei rapporti umani! Per l'assegnazione dei ruoli non più accettabili! Quello che è certo consiste nel fatto che l'età aurea di Pericle, ormai, è scomparsa. Il pensiero di Jung aggiunge che si è impoverita la vita.

                                            

4 gennaio 2017

L' O M B R A

Anche tu hai dietro di te la storia umana avvenuta. Nel secolo scorso, finito da poco, l'individualismo si è ingigantito in tutto l'Occidente. Ora, in questi anni del nuovo secolo, abbiamo smarrito la dimensione sociale. Siamo soli, maledettamente soli. abbiamo tutti un'ombra che risiede dentro di noi, nell'inconscio. Essa è composta da tutte le negatività della propria personalità, dal celato, da ciò che sappiamo solo noi e non saprà mai nessuno, da ciò che avremmo voluto che fosse e non è stato realizzato. Se riflettiamo che tutto questo ammasso che ci portiamo dentro non ha più neanche la consolazione religiosa o politica, sociale, allora ti sarà chiaro che siamo in balìa di malinconici sentimenti che, se non controllati, possono causarci delle patologie. In questo, a tutti, ci sono maestri Carl Gustav Jung e Luigi Zoja con le loro opere: Psicologia dell'inconscio del primo, Jung come fenomeno culturale del secondo.

                                                 

3 gennaio 2017

SENZA RADICI

Facciamo un'indagine nei meandri cerebrali dell'inconscio. Nel nostro tempo, l'individuo è sradicato non solamente dal passato storico, sociale, ma anche da quello familiare, dal gruppo con cui vive in un ambiente. Ciò avviene perché la nostra civiltà ha ceduto tutto ad un'altra: un mutamento epocale. Anche ciò che si credeva immutabile è sparito. Una transizione ancora in atto che origina malinconia nel profondo della psiche perché si vorrebbe trovare l'immutabile e non si trova. Avendolo, si avrebbe la stabilità, invece di essere con la liquidità e la fragilità nel carattere. Ed è inutile che chiediamo a qualcuno, anche a noi stessi, quando siamo nati. Non è più come prima. Siamo nati tutti ieri, il passato si è liquefatto dentro di noi.

                                          

2 gennaio 2017

D I F F I D E N Z A

Già dal secolo scorso la diffidenza è divenuta protagonista della vita umana. E la fiducia tramontò, permanendo, semplicemente, come frutto di retorica e di anime belle. Le origini intellettuali della diffidenza sono state nel pensiero di Paul Ricoeur e di Sigmund Freud, detti "maestri del sospetto". Come mai? Tutto deriva dal fatto che l'uomo - svolta epocale - è divenuto "psicologico", non più con la protezione religiosa, politica o economica. Tutto un mondo è scaduto a caro ricordo: non esiste più. E così si può avere fiducia? Di chi? Di cosa? Nel nostro tempo l'uomo dipende dalla globalizzazione, dalla tecnologia, dalla mancanza totale di decisionalità, divenendo virtuale, post religioso. Qualcuno ha detto che in una simile vita non si può più, assolutamente, diventare santi.  

               

CADUTA DI STILE

Il comportamento umano, in tutte le sue categorie, ha subito una caduta di stile con l'arretramento globale dei rapporti sociali. Basta...